Sai che per molti docenti è difficile trovare il giusto modo di fare lezione? Non c’è da stupirsi… I ragazzi sono poco attenti e poco attratti dallo studio, le classi sono numerose, gli alunni con BES aumentano di anno in anno… e per giunta, spesso non insegnanti di Arte siamo da soli in classe perché le ore di sostegno non bastano mai.
Che scenario desolante!
La buona notizia è che però si può riuscire a costruire un metodo per svolgere lezioni efficaci, divertenti e coinvolgenti.
Si tratta di qualcosa di semplice, che puoi metter su in ogni momento… proprio come un panino da fast-food! 🍔 Cosa c’entra il panino?
👉🏼Te lo spiego subito.
Ho pensato di attuare con te la stessa strategia di base a cui ricorro spesso con i miei allievi: fondare la trasmissione di un messaggio informativo sulla costruzione di una metafora visiva.
Quali criticità emergono spesso dall’analisi delle nostre classi?
– un’utenza molto variegata, anche a livello di competenze in ingresso
– l’elevata necessità di personalizzazione degli apprendimenti
– poca propensione all’impegno (io li chiamo la generazione del risparmio energetico!)
– scarsa motivazione nei confronti dello studio teorico
– povertà educativa e lessicale
– una certa incapacità di adeguarsi a tempi, modi e luoghi della vita scolastica
Quale immagine può rendere l’idea di questo quadro sociale?
Quella del fast- food.
La cui clientela è varia, cerca una soddisfazione immediata ai propri bisogni, non è disposta a fare grandi investimenti, cerca un’atmosfera informale e predilige la libertà di scelta e la spensieratezza dell’esperienza alla qualità del prodotto.
Non ti sembra che somigli alla descrizione dei nostri ragazzi?
Io ho focalizzato quest’immagine metaforica proprio mentre ero seduta al tavolo di un fast-food in compagnia dei miei figli… ed ho pensato che fosse utile condividere con te le riflessioni che sono scaturite dall’osservazione di questo mondo.
Davanti alle sfide che questa generazione ci pone, possiamo scegliere se continuare a sperare che siano loro ad adeguarsi a noi… oppure iniziare a camminare nella direzione di un possibile punto di incontro.
I ragionamenti che ti propongo in questo post sono volti proprio a questo scopo: costruire la consapevolezza di un quadro di partenza che ci permetta di osservare una situazione di fatto con le sue criticità e partire da lì con spunti operativi molto concreti.
Li useremo per capire come preparare lezioni gustose!

Entriamo in un fast-food…
La maggior parte dei tavoli sono occupati da adolescenti in gruppo numeroso e chiassoso o giovanissime coppie di piccioncini. Ovvio. I nostri alunni sono il pubblico ideale di questi ristoranti.
Al secondo posto, famigliole come la mia: genitori che accompagnano bambini dai 2 ai 99 anni.
Eh sì perché, questa è la cosa che mi ha fatto riflettere, su pouf e panchette stavano sedute persone di ogni età.
Perché, mi sono chiesta? Sono io l’unica over 40 che preferirebbe evitare di mangiare cibo-spazzatura?
Se non è per il cibo in sé, per quale ragione la gente sceglie un locale come questo per il pasto?
Le chiavi del successo del fast-food
Le persone apprezzano il fast-food perché:
– è economico, alla portata di qualunque tasca
– è flessibile: ti componi il menu come vuoi, aggiungi e togli ingredienti dal panino a tuo piacimento.
– è democratico: pranzi con un’insalata ed un gelato… oppure con due mega-super-giga menu. Nessuno ti giudica.
– è veloce: ordini, paghi, ti metti seduto e dopo pochi minuti arriva il tuo vassoio
– è divertente: ci sono giochini per i più piccoli ed uno spazio informale e neutro, in cui persone di qualunque età possono chiacchierare liberamente.
🍔 Non mi sorprende che ai nostri ragazzi piaccia tanto andare a mangiare lì ad ogni occasione. E’ un ambiente nel quale si sentono a proprio agio. Un luogo che rispecchia i loro valori: minima spesa, massima resa.

Cosa c’entra tutto questo con la scuola?
Te lo spiego subito.
🍔 Quella del fast food è l’immagine metaforica che ho scelto per descriverti l’atmosfera in cui i nostri ragazzi vivono immersi.
Potremmo dire che il fast-food è un’icona pop.
Si alimenta delle stesse modalità e degli stessi valori che stanno dietro ai social, ai reality, alla musica commerciale, alle serie tv dai contenuti spesso superficiali.
Rapidità, chiasso, voracità nel divorare e sorpassare contenuti, libertà espressiva, macanza di etichetta. Sono tutti elementi distintivi di questo ambiente votato all’intrattenimento ed alla soddisfazione immediata dei bisogni, più che alla qualità dell’offerta.
Il tipo di cultura verso la quale la scuola tiene da sempre un atteggiamento un po’ snob. E che però è esattamente quella in cui i nostri alunni generalmente vivono la maggior parte del proprio tempo e delle proprie esperienze.
Le richieste “da fast-food” dei nostri alunni
smontiamo la metafora riprendendo i punti chiave del successo del fast-food.
– un pasto economico: è la volontà di investire poco impegno nello studio a casa e nella partecipazione
– un menù flessibile: è la necessità di poter scegliere gli strumenti didattici più appropriati per il proprio percorso di apprendimento
– l’ambiente democratico: è la necessità di sentirisi accolti con le proprie difficoltà e fragilità, ma anche di poter dimostrare le proprie qualità personali al di fuori dell’ambito strettamente didattico
– il pasto veloce: è l’impazienza di fondo che porta i nostri ragazzi ad avere un atteggiamento sbrigativo, superficiale e decisamente poca capacità di concentrazione
– l’ambiente divertente: corrisponde alla fame di socialità ed al continuo bisogno di “svago” e di stimolo che questa generazione manifesta.
I nostri alunni sono tipi da fast-food eppure noi continuiamo a prenotare per loro un tavolo nel ristorante più chic della città.
Quello in cui il cameriere ti risponde “oui madame.” 🧐
Dove tutto è immacolato ed ordinato.
Nessuno parla ad alta voce.
Nel menu solo piatti raffinati e piuttosto costosi, bottiglie di annate memorabili.
Posate che nessuno sa in che ordine vanno usate.

Fuor di metafora, a scuola accade spesso che:
🎩 Ci rivolgiamo ai nostri alunni con lessico forbito e fare compìto, pur sapendo che spesso non riescono a decifrare il nostro linguaggio e perciò non decodificano correttamente le istruzioni. Ma molti di loro si vergognano a dircelo.
🎩 Pretendiamo che stiano in religioso silenzio, che non si muovano dai banchi e che non diano occasione a chiunque passi accanto all’aula di lamentarsi (con noi) del disordine o del chiasso.
🎩 Offriamo ai ragazzi una ricchissima selezione di argomenti d’annata dei quali non gliene importa assolutamente nulla, ma ci aspettiamo che li apprezzino e chiedano di complimentarsi con lo chef per la qualità eccellente delle materie prime.
🎩 Vorremmo che capissero da soli quali metodi e strumenti adottare per raggiungere lo scopo didattico che ci prefiggiamo per loro. Anche se il più delle volte non gli abbiamo nemmeno chiarito del tutto quale sia il nostro obiettivo comune.
Fin qui lo scenario ti sembra familiare, Prof?
Ci lamentiamo se i nostri alunni, dopo la prima cena consumata nel ristorante di lusso della cultura, girano i tacchi per tornare al burger dei social media.
Se alzano gli occhi al cielo quando cerchiamo di farli innamorare di persone, epoche e concetti lontanissimi da loro.
😰 Ma come è possibile che non comprendano la bellezza ed il valore delle nostre proposte? 🧐
Sono selvaggi!

E se finora avessimo sbagliato qualcosa?
🍔 Perché invece di insistere con questa trasmissione del sapere in forma radical chic, non cominciamo a preparargli un bel panino gustoso, da servire in un ambiente più rilassato ed informale?
L’idea è questa: cerchiamo un punto d’incontro.
Facciamo in modo che la scuola assomigli di più ad un fast food.
📍 Selezioniamo cioè argomenti appetitosi, da presentare in maniera accattivante e da “mangiare con le mani”.
Non dobbiamo abbassare la qualità della nostra proposta, ma lavorare su tempi e modi della sua trasmissione così da poter andare incontro alle reali esigenze di apprendimento dei nostri ragazzi.
Si tratta di trovare un compromesso, un punto d’incontro tra serietà degli obiettivi didattici e leggerezza dei passi quotidiani che ci portano al loro raggiungimento.
Come fare in termini pratici?
🍔 – Gli alunni hanno un tempo di attenzione ridotto? Serviamo la lezione in porzioni piccole, come i nuggets.
E’ sufficiente suddividere il discorso in piccole frazioni (5-10 minuti) intervallate da domande, brevissimi video, recap con mappa concettuale, quiz estemporanei, stesura di appunti brevi e schematici.
Bisogna ridurre il tempo di “acquisizione passiva” ed aumentare quello di coinvolgimento attivo.
🍟- Fanno fatica a digerire i concetti complessi? Spieghiamoli con esempi concreti.
Ti faccio un esempio, concreto, appunto!
Per spiegare la differenza tra sistema architravato ed archivoltato io metto in scena un esperimento statico con una riga di plastica ed una pila di diari. Mi faccio aiutare da loro, aumento e diminuisco il carico, sposto i pilastri, curvo la riga per simulare l’arco.
Osserviamo e ragioniamo insieme su ciò che accade dal punto di vista statico.
Non do nessuna spiegazione teorica, lascio che arrivino da soli, confrontandosi, avanzando ipotesi e soluzioni a comprendere i concetti di deformazione, frattura, luce, distribuzione del carico ecc.
Oppure: vuoi sapere la differenza in termini statici tra l’arco a tutto sesto e quella a sesto acuto? Semplice: è come la differenza che sperimenti all’acquapark tra il tuffo dallo scivolo normale e da quello kamikaze. Con uno vai più lontano, con l’altro vai più a fondo in verticale. Capiamo insieme come mettere in relazione i due mondi così distanti, portandoci a casa il ricordo dell’immagine evocativa. Servirà a consolidare la memoria del concetto.
Portali lì con l’immaginazione o con il ricordo, gesticola con le mani per far capire bene a cosa ti riferisci e per mantenere viva l’attenzione.
Vedere con gli occhi un esperimento pratico o riferirsi ad esperienze di vita concrete è come mangiare con le mani.
Ci riescono tutti e da più gusto al panino.
Se poi quelli che sfrutti sono ricordi piacevoli, come le esperienze legate al divertimento o al cibo, si innesca un meccanismo neuropsichico che aiuta a fissare quei concetti in memoria.
Ovviamente, poi faccio il disegno alla lavagna con i vettori del carico e le direzioni di scarico del peso… ma a quel punto lo schema statico sarà comprensibile. Digeribile per chiunque.

🍔- I tuoi allievi si annoiano e si distraggono facilmente? Interpellali continuamente mentre spieghi. Fagli fare ipotesi e congetture.
Ingaggia piccole gare tra chi scorge per primo un determinato dettaglio poco visibile o chi indovina il significato nascosto di una figura allegorica, ad esempio. Ci vuole qualche minuto in più, ma vedrai che una volta abituati, saranno contenti di consumare il pasto chiacchierando con te e tra loro per trovare le soluzioni alle tue domande.
🍟 – I termini del lessico specifico della disciplina sono attraenti quanto l’insalata? Prova ogni volta che puoi a fargli vedere immagini e brevi video alla LIM per associare quel nome astruso a qualcosa di reale. Se il significato del termine è spiegabile facilmente in concreto, fallo! Per esempio l’arco rampante… come il cavallino rampante della Ferrari. Cos’hanno in comune?
Potrei farti molti altri esempi di pratiche che rendono il lavoro in classe più accessibile e divertente, ma non voglio dilungarmi troppo adesso.
Sono temi su cui abitualmente offro spunti e soluzioni a tutti i colleghi che si aggregano alla Sala Prof.
Con loro per esempio abbiamo parlato anche dell’importanza dello storytelling e di come mettere in atto alcuni piccoli accorgimenti nella mimica, nel tono di voce e nello stile comunicativo, che possano aiutarti ad aumentare il carisma e con esso l’efficacia della comunicazione.
Se anche tu vuoi ricevere settimanalmente spunti, materiali e suggerimenti utili per il tuo lavoro di insegnante di Arte nella scuola media, allora non devi far altro che entrare gratuitamente in Sala Prof! 😊
in conclusione
Strutturare lezioni coinvolgenti ed efficaci non è poi così difficile. Il primo passo sta a mio avviso nel ribaltare la prospettiva: al centro del discorso non deve esserci il contenuto della lezione, ma il processo di apprendimento. Il protagonista della tua lezione non sei tu insegnante, ma il tuo allievo. Nel momento in cui fondi la didattica sulla partecipazione attiva dei ragazzi e pratichi tutte quelle semplici strategie che permettono di sintetizzare, interpretare, osservare, rielaborare e collaborare, stai aiutando la tua classe a costruire competenze.
Sono abbastanza certa del fatto che il modello di lezione che ti ho proposto, descrivendoti sinteticamente questo metodo ispirato al fast-food, possa risultare avverso a qualcuno.
Perciò, se questo scenario che ti propongo proprio non ti va giù, scrivimi, mi farebbe piacere discuterne insieme e considerare punti di vista alternativi. Sono sicura che il dialogo ed il confronto portino sempre ricchezza al nostro lavoro.
Io personalmente ricorro ogni giorno alle strategie di cui ti ho parlato, ma sono interessata a conoscere e sperimentare anche altre. Vuoi raccontarmi le tue?
Scrivimi, sarò molto lieta di conoscere la tua storia e la tua opinione.
Puoi lasciare un commento all’articolo oppure mandarmi una mail a: maria@dueorediarte.it
Naturalmente, puoi fare affidamento su di me e su tutti i materiali che trovi qui sul sito per arricchire le tue lezioni ed ingolosire i tuoi alunni!
Se hai bisogno di suggerimenti, chiedi pure. Leggo e rispondo volentieri ad ogni mail che ricevo 🙂
E se ancora non lo hai fatto, ma pensi che sia arrivato il momento, raggiungici in Sala Prof. Ti aspetto!

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